1958: LA PRIMA LATTINA IN ALLUMINIO PER LA BIRRA

Risale a quasi 60 anni fa la prima lattina in alluminio usata per la birra. Era il 1958 quando l’alluminio cominciò ad essere utilizzato nella produzione delle lattine.
Il materiale fu ritenuto più pratico, igienico e leggero.
Negli anni precedenti, i primi tentativi già nel 1909 ma sul marcato in larga scala dal 1935, venne utilizzato il ferro, ritenuto in seguito poco moderno e di facile corrosione.
Inoltre, l’alluminio nel tempo, si rivelò anche il materiale più eco-compatibile, divenuti importanti aspetti quali la gestione dei rifiuti e il riciclo.

Di seguito un interessante articolo del mensile WIRED che ripercorre la storia della lattina per la birra.

Dalla prima ci sono voluti più di 5mila anni, ma se oggi possiamo goderci una bella birra ghiacciata è tutto merito di un piccolo birrificio di Newark, nel New Jersey. Era il 24 gennaio 1935, quando la Gottfried Krueger Brewery (Gkb) mise in commercio le prime birre in lattina a Richmond, Virginia. Una novità contagiosa che nello spazio di pochi mesi conquista altri 37 produttori negli Stati Uniti. E pensare che l’era del proibizionismo era terminata appena due anni prima.
I primi tentativi di costruire le lattine avevano avuto luogo nel lontano 1909, ma non avevano condotto da nessuna parte. La birra non si adattava particolarmente bene al nuovo involucro perché il contenuto eccessivo in anidride carbonica faceva letteralmente esplodere le sottili giunture di latta. La soluzione arrivò solo nel 1933, quando vennero realizzate nuove latte che non esplodevano né rilasciavano ioni metallici all’interno del liquido. Fu così che la Gkb scese a patti con la American Can per installare una linea di produzione sperimentale.
L’accordo prevedeva di installare gratis un impianto per l’inscatolamento in lattine: il birrificio avrebbe ripagato le spese anticipate dalla American Can solo se il business delle nuove confezioni fosse stato un successo. Dopo tutto, la Gbk non aveva niente da perdere visto che il fondatore dello stabilimentoGottfried Krueger era morto nel 1926 lasciando la ditta con l’acqua alla gola nel bel mezzo del proibizionismo. Per giunta, quando le leggi anti-alcol vennero abolite, i lavoratori dello stabilimento entrarono in sciopero.

Per risollevare la situazione ci voleva giusto la birra in lattina. Dopo che l’American Can ebbe sviluppato un processo di rivestimento che rinforzava l’interno della confezione, la Gkb produsse una prima partita di 2000 pezzi da far testare nel 1933 a un panel di buongustai. Il responso fu promettente: il 91% dei partecipanti aveva apprezzato il gusto della birra. Non a caso, la principale delle preoccupazioni era quella che i clienti percepissero i prodotti in lattina come di serie B rispetto al vetro.
Finalmente, il 24 gennaio del 1935 le lattine della Gkb fanno il loro esordio sul mercato. Sarà un successo senza pari, sebbene già un anno prima i giornali avessero liquidato la storia delle nuove confezioni dicendo che non sarebbero mai riuscite a rimpiazzare le bottiglie. Eppure, i nuovi contenitori erano ideali per il trasporto, oltre a essere più economici e sicuri del vetro. Gli altri birrifici fiutarono subito l’affare e si misero sulla scia dei pionieri della latta. Così, entro la fine del 1935, negli Stati Uniti se ne erano già venduti 200 milioni di pezzi.
Con il passare degli anni, le lattine hanno subito diverse modifiche, a partire dal sistema di apertura. In origine, la sommità delle latte era completamente ermetico e per aprirla c’era bisogno di praticare un buco servendosi di una sorta di punteruolo.
Le cose cambiarono agli inizi degli anni ’60, quando Ermal Fraze introdusse l’apertura a linguetta verso l’esterno (esatto, quella che procura un mucchio di tagli sulle dita). L’apertura a pressione verso l’interno – più sicura, anche se meno igienica – venne introdotta dalle lattine della Pepsi Cola solo negli anni ’70.
Nel 1958, inoltre, l’alluminio arriva a sostituire il metallo nel confezionamento delle lattine. Ecco perché oggi i contenitori di latta vengono ritenuti migliori delle bottiglie. I puristi della birra forse non la pensano così, ma di sicuro il vetro non può proteggere il prezioso liquido fermentato da uno dei suoi nemici naturali: la luce
“.

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