SAN VALENTINO, LA STORIA DEL FOGLIO DI ALLUMINIO

Come ogni anno, per la festa di San Valentino la vendita di cioccolato e dolciumi ha un’impennata e con essa anche l’uso del foglio di alluminio, imballaggio che protegge e incarta molti prodotti dell’industria dolciaria.

Il foglio di alluminio che, ricordiamolo, come tutti gli imballaggi in alluminio, va in raccolta differenziata, magari provando ad appallottolarlo al meglio in modo che non si disperdano i pezzi più piccoli, è riciclabile al 100% e infinite volte.

Ma sapete perché è così tanto utilizzato per il cioccolato e come è nato, circa 70 anni fa, e per cosa veniva usato in principio?

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da EAFA: European Aluminium Foil Association

Lo sapevate che, oltre ad essere molto nutriente, il cioccolato contiene una endorfina chimica, la feniletilamina, che agisce sullo stato d’animo suscitando un senso di allegria e euforia ? Questa sostanza stimolante è già contenuta naturalmente nel nostro organismo e si è constatato che aumenta di livello quando ci si innamora. Gli Aztechi chiamavano il cioccolato “il cibo degli dei” e Casanova considerava la cioccolata calda un “elisir d’amore” e se la beveva al posto dello champagne.

Il cioccolato è un prodotto molto delicato : se esposto alla luce e all’umidità si deteriora e a livello di superficie può perdere rapidamente quella lucentezza che tanto attira il
consumatore. Spesso i prodotti a base di cioccolato rimangono immagazzinati per lunghi periodi, per cui la migliore protezione è quella che procura una totale barriera alla luce, all’umidità e a qualsiasi perdita di aroma e di gusto. Ecco perché è naturale che la scelta dell’imballaggio ricada sul foglio di alluminio, tanto per le sue impeccabili proprietà barriera quanto per la facilità di adesione alla superficie del cioccolato. Inoltre, la lucentezza metallica della superficie del foglio dà più colore a molti prodotti e ne migliora l’impatto visivo sul consumatore rendendoli più allegri e divertenti.

di Giuseppe Giordano – aluminiumandalloys.com

A settant’anni dall’ingresso sul mercato americano dei primi rotoli per uso domestico con lo storico marchio Reynolds Wrap, il foglio d’alluminio in versione casalinga (HHF, House Hold Foil) rappresenta una quota importante di questa tipologia di prodotto che ha molte altre applicazioni nell’imballaggio, nella meccanica, in edilizia, nel settore dei cavi elettrici schermati, nelle chiusure flessibili per bottiglie. In realtà, la cosiddetta “carta stagnola “che si materializza nei rotoli di foglio sottile di alluminio di pochi metri presenti nella quasi totalità delle nostre cucine e in tutti i ristoranti, ha ispirato miriadi di applicazioni di successo alternative e molto particolari, alle quali sono stati dedicati un po’ dovunque nel mondo interessanti e istruttivi concorsi per idee innovative.

Il foglio d’alluminio casalingo: le origini
Negli anni ‘30 dello scorso secolo il foglio d’alluminio, sino allora utilizzato soprattutto accoppiato a carta per il confezionamento di tabacco, cioccolato e chewing gum, incominciò a essere venduto nei “groceries” americani per essere usato in molte fasi del barbecue, dalla protezione dalla cenere all’avvolgimento delle porzioni. Sino allora, alcune di queste funzioni erano svolte da fogli di stagno, pratica cui si deve il nome di carta stagnola che, insieme a molte altre denominazioni, non abbandona ancora oggi il foglio d’alluminio. La questione del nome merita una brevissima digressione, e riguarda i tanti nomi “sbagliati” che accompagnano da sempre il foglio usato in cucina. Oltre al riferimento allo stagno, c’è infatti anche quello all’argento con le dizioni “carta d’argento” o “carta argentata“, sino al riferimento quasi giusto di “carta d’alluminio” che è comunque impreciso per gli spessori, poiché la carta più sottile ha valori intorno ai 25 micron mentre per l’alluminio sottile abbiamo tra i 5 e i 6 micron di spessore. Tornando alla cronistoria del foglio di alluminio negli anni ‘30, va ricordato che a quel tempo le vendite del prodotto negli Stati Uniti si sono mantenute molto ridotte in un paese che stentava ancora a uscire del tutto dalla Grande Recessione.
Nel 1947 la situazione economica e sociale degli Stati Uniti era invece completamente diversa, al termine di una guerra terribile ma vittoriosa che aveva dato un enorme slancio alle produzioni industriali di più alta tecnologia tra le quali va annoverata anche la laminazione delle leghe leggere. A due anni dalla fine del conflitto restavano però inutilizzate alcune linee di laminazione che avevano prodotto le lamiere necessarie alle costruzioni aereonautiche durante la guerra e sei di queste linee di proprietà federale furono acquistate da Reynolds Metals. La grande idea di Reynolds fu di cambiare la finalità delle linee, nate per semilavorati anche destinati a usi bellici, indirizzando la produzione di un foglio tecnologicamente semplice (lo spessore inizialmente fu 20 micron), dedicato a un impiego di grande utilità economica e sociale riferito a favorire il consumo di parti di carne alimentare di minor pregio. Il Reynolds Wrap fu consigliato per il consumo di parti “non nobili” di carne bovina in un modo allora nuovo per il consumatore americano: il foglio andava usato per avvolgere e cuocere una bistecca, allora chiamata ancora “svizzera”, la progenitrice dei più famosi hamburger, ottenuta dalla macinazione delle parti povere. Con l’aggiunta di verdure e salse, il ”cartoccio d’alluminio” diventava un piatto completo ed era anche un risparmio soprattutto per i ristoratori il fatto che si semplificassero le operazioni di uso del pentolame e di lavaggio delle stoviglie. Il prodotto ricevette anche una benedizione da parte del governo federale impegnato a favorire il consumo di tutti i tagli di carne e tra il 1947 e il 1948 ne iniziò la diffusione nei diversi Stati. Il successo di vendita non solo fu superiore alle attese, ma si è mantenuto per tutti questi anni trasformando Reynolds Wrap, che ancora mantiene leadership assoluta del settore, in una vera icona americana.